Organizzare il conflitto, ricostruire la sinistra

di Marco Gatto

[Nelle prossime settimane verranno pubblicati una serie di interventi riguardanti Potere al Popolo.

All’interno della redazione è in atto un dibattito intenso sul nuovo soggetto politico nato a novembre dalla proposta dell’ex-Opg di Napoli. Fra noi alcuni ci stanno lavorando attivamente, altri no; in ogni caso il dibattito ha prodotto una serie di domande, problemi, criticità rispetto a un progetto difficile da comprendere nella sua complessità, in particolare in rapporto al momento storico – il presente – nel quale tutto ciò sta accadendo. A partire dall’impegno dei singoli e dai dubbi di tutti, abbiamo chiesto un contributo ad alcune figure del panorama culturale italiano, accademici e non accademici, scienziati e umanisti, scrittori, sociologi, giornalisti, giuristi… figure attive politicamente o meno; entusiasti o critici nei confronti di Potere a Popolo; con i quali, in ogni caso, pensiamo di condividere una serie di valori che banalmente possiamo chiamare di sinistra.

(Molti non ci hanno risposto).

Abbiamo chiesto un intervento che argomentasse entusiasmi, dubbi, problematicità e nodi fondamentali, e – favorevole o contrario al progetto – riuscisse a produrre un discorso critico, in un momento come la campagna elettorale ostile ad accogliere le contraddizioni.]


Mediazione, disciplina, limite, dialettica, popolo, egemonia, lavoro: queste, per me, sono le parole della Sinistra. Pronunciarle significa entrare in rapporto con una tradizione di pensiero e con la sua lezione. Per noi italiani, significa guardare a un maestro irrinunciabile: Antonio Gramsci. Il quale ha insegnato a concepire il lavoro politico in termini di processo, di costruzione concreta e quotidiana, e di critica permanente del senso comune.

La crisi in cui versa la sinistra nel nostro paese insegna che l’adesione passiva allo spirito dei tempi, alimentata da buone dosi di fraintendimento e di falsa coscienza, non può produrre una reale alternativa; che non si può ridurre il corredo valoriale trasmesso dalle generazioni passate a una sterile e transitoria tattica delle alleanze, tanto più se progettata a tavolino; che una forte discontinuità dal modello liberale e liberista si ottiene solo costruendo sul tempo lungo una logica di partecipazione diversa, che non può essere – lo dico con forza – quella dello stile populista.

Ciò per affermare che la Sinistra oggi deve mirare a una rielaborazione cosciente dei suoi valori. Deve rimettere in gioco parole e concetti sentiti irresponsabilmente come vetusti, senza il timore d’essere giudicata anacronistica; deve porsi il problema dell’organizzazione del conflitto, senza guardare al “basso” dei movimenti con gli occhiali mitizzanti del desiderio, ma riparlando piuttosto di lotta di classe; deve ristabilire nessi di mediazione tra gli obiettivi e le pratiche quotidiane; ricostruire la parola “militanza” senza trascurare il pensiero e l’approfondimento avvertito, perché, come ha scritto Franco Fortini, “non si lotta efficacemente contro l’autoritarismo se non se ne sa il perché”; rimettere sul tavolo dei problemi la questione meridionale, senza seducenti formule culturalistiche; deponendo per sempre parole come “narrazione”, deve incaricarsi di costruire, anche utopisticamente, una pedagogia generalizzata e concreta da opporre all’individualismo dei nostri tempi; deve elaborare forme di partecipazione ben contestualizzate, dalle quali partorire nuovi quadri; promuovere i valori del ragionamento, persino della pacatezza, contro lo spontaneismo rizomatico ed eccitante della falsa partigianeria, del tutto aderente all’orizzonte neoliberale e facile da strumentalizzare. Leggi tutto “Organizzare il conflitto, ricostruire la sinistra”

Su Potere al Popolo

di Romano Luperini

 

[Nelle prossime settimane verranno pubblicati una serie di interventi riguardanti Potere al Popolo.

All’interno della redazione è in atto un dibattito intenso sul nuovo soggetto politico nato a novembre dalla proposta dell’ex-Opg di Napoli. Fra noi alcuni ci stanno lavorando attivamente, altri no; in ogni caso il dibattito ha prodotto una serie di domande, problemi, criticità rispetto a un progetto difficile da comprendere nella sua complessità, in particolare in rapporto al momento storico – il presente – nel quale tutto ciò sta accadendo. A partire dall’impegno dei singoli e dai dubbi di tutti, abbiamo chiesto un contributo ad alcune figure del panorama culturale italiano, accademici e non accademici, scienziati e umanisti, scrittori, sociologi, giornalisti, giuristi… figure attive politicamente o meno; entusiasti o critici nei confronti di Potere a Popolo; con i quali, in ogni caso, pensiamo di condividere una serie di valori che banalmente possiamo chiamare di sinistra.

(Molti non ci hanno risposto).

Abbiamo chiesto un intervento che argomentasse entusiasmi, dubbi, problematicità e nodi fondamentali, e – favorevole o contrario al progetto – riuscisse a produrre un discorso critico, in un momento come la campagna elettorale ostile ad accogliere le contraddizioni.]


Ho scarse informazioni su Potere al popolo, e quindi ho molta difficoltà a rispondere alle vostre richieste. Ho letto il Manifesto e poco altro. Ho scritto dichiarando il mio interesse e chiedendo maggiori informazioni, ma ho ricevuto solo il rinvio al sito. Ho l’impressione, già da questo particolare, che la struttura organizzativa sia abbastanza fragile. Poiché nella mia zona non è percepibile alcuna azione politica di questa nuova associazione politica (e non penso sia l’unica in Italia), come potrei altrimenti farmene una idea? E come è impossibile per me, lo è chi sa per quanti altri.

Comunque il Manifesto ha suscitato la mia attenzione perché è scritto in un linguaggio fresco e incisivo, che mi ha ricordato Podemos più che le formazioni tradizionali della sinistra radicale. Confesso infatti che, stante anche l’adesione di alcune di esse al progetto di Potere al popolo, il dubbio che possano condizionarne la linea politica e la propaganda era forte, e non è certo tuttora svanito del tutto. Se gli atteggiamenti minoritari, rancorosi e settari che hanno caratterizzato la sinistra estrema prevalessero, il futuro di Potere al popolo ne sarebbe condizionato in modo gravemente negativo. Oggi esiste uno spazio politico che le strutture vecchie e imbalsamate di Liberi e uguali lasciano ampiamente scoperto. Ricoprirlo, cogliere il nuovo e porlo al centro dell’impegno e della lotta richiede un linguaggio nuovo e un modo nuovo di fare politica. E si tratta poi di individuarlo, questo nuovo, e di costruire su di esso tattica e strategia. Leggi tutto “Su Potere al Popolo”

Intervista a Francesca Coin

[Nelle prossime settimane verranno pubblicati una serie di interventi riguardanti Potere al Popolo.

All’interno della redazione è in atto un dibattito intenso sul nuovo soggetto politico nato a novembre dalla proposta dell’ex-Opg di Napoli. Fra noi alcuni ci stanno lavorando attivamente, altri no; in ogni caso il dibattito ha prodotto una serie di domande, problemi, criticità rispetto a un progetto difficile da comprendere nella sua complessità, in particolare in rapporto al momento storico – il presente – nel quale tutto ciò sta accadendo. A partire dall’impegno dei singoli e dai dubbi di tutti, abbiamo chiesto un contributo ad alcune figure del panorama culturale italiano, accademici e non accademici, scienziati e umanisti, scrittori, sociologi, giornalisti, giuristi… figure attive politicamente o meno; entusiasti o critici nei confronti di Potere a Popolo; con i quali, in ogni caso, pensiamo di condividere una serie di valori che banalmente possiamo chiamare di sinistra.

(Molti non ci hanno risposto).

Abbiamo chiesto un intervento che argomentasse entusiasmi, dubbi, problematicità e nodi fondamentali, e – favorevole o contrario al progetto – riuscisse a produrre un discorso critico, in un momento come la campagna elettorale ostile ad accogliere le contraddizioni.]


La prima domanda è molto semplice: conosci Potere al popolo?

Non ho seguito direttamente l’iniziativa di Potere al Popolo. Ero all’estero nel momento in cui è stata cancellata l’assemblea del Brancaccio ed è stata indetta l’assemblea fondativa, dunque non ho potuto seguire quest’esperienza se non attraverso terzi (attraverso amici che magari sono coinvolti direttamente, o attraverso i media). L’idea che mi sono fatta, in questo senso, è un’idea indiretta, attraverso la quale penso di aver colto solo alcuni aspetti del percorso da cui il progetto nasce e delle finalità che si pone.

La seconda domanda richiede una risposta forse un po’ impressionistica, legata al nome della lista e ai due termini che in esso compaiono. Potere e Popolo infatti sono due termini ormai desueti nel discorso di sinistra. Come valuti la scelta?

Forse questa è la domanda più delicata: il concetto di popolo non solo è desueto ma è anche divisivo, in quest’epoca, forse anzitutto in Italia. Il concetto di popolo nasce dall’identificazione hobbesiana con lo Stato-nazione, e allude a una specie di volontà unica che esiste come riflesso dello stato, “se stato, allora popolo”, diceva Virno commentando Hobbes. Questo “uno”, di fatto, non è mai dato ma esiste nell’immaginario collettivo e oggi esiste ancorpiù come espressione della nostalgia. Su questo si sono spesi fiumi di parole ed è evidente che il nome di “potere al popolo” è stato esposto a critiche. Leggi tutto “Intervista a Francesca Coin”