Su Potere al Popolo. Assemblea di Padova

Venerdì sera (1-12-2017) siamo stati, come redazione e come persone direttamente interessate, alla prima assemblea territoriale del progetto Potere al Popolo per la costruzione di una lista elettorale per le prossime elezioni politiche, organizzato a Padova dallo spazio Catai. Siamo usciti dalla lunga assemblea contenti come si è contenti di qualcosa che si può fare ma che è ancora tutto da costruire: (quindi anche un po’ preoccupati perché adesso bisogna cominciare a farlo). L’assemblea tenutasi venerdì è solo una delle numerosissime assemblee territoriali (oltre quaranta) che in questi giorni sono state organizzate a partire dalla primo ritrovo romano del 18 novembre, lanciato dall’ex-Opg di Napoli al grido di «nessuno ci rappresenta, rappresentiamoci da soli».

La sala in Arcella – quartiere periferico sfruttato nelle sedi elettorali solo per produrre paura e razzismo – era gremita di persone (ne abbiamo contati centocinquanta) di tutte le età; di militanti e di persone semplicemente interessate, provenienti da Padova e da buona parte del Veneto. Nell’aria e nei discorsi a margine si respirava interesse ed entusiasmo, il senso di un bisogno profondo di ciò che in quella sede si stava costruendo per opporsi allo spostamento a destra della politica istituzionale.

Il progetto proposto è semplice: costruire una lista elettorale che riesca a tenere assieme persone, lotte, collettivi che a sinistra (quella vera) non hanno nessuno a cui guardare per le prossime elezioni; costruire questa lista elettorale proprio a partire dalle esigenze e dai problemi conosciuti da tutti quelli che vivono e agiscono sui territori, sui luoghi di lavoro, una particolare condizione dell’esistente.  È tutto semplice, ma per dirla con Brecht, di quella semplicità difficile a farsi.

In questi giorni sta girando in rete un’immagine molto loquace: è una cartina dell’Italia punteggiata da tante stelline rosse ognuna delle quali rappresenta una delle assemblee territoriali organizzate. Le stelline sono davvero tante, diffuse quasi in ogni zona della penisola e costruiscono l’impalcatura di un soggetto nazionale del quale in molti, dentro e fuori il movimento, sentivano la necessità.

Assemblee Potere al popolo

Seguiamo con interesse Potere al Popolo da un po’ di tempo; a settembre alcuni di noi sono stati a Napoli al festival dell’ex-Opg dove la rete ha preso forma; nei mesi successivi abbiamo tentato di capire – fra dubbi e entusiasmi – cosa veramente fosse questo azzardo elettorale, se poteva funzionare o se era il delirio di un gruppo di pazzi.

La prima cosa che emerge dall’assemblea padovana è la coscienza che le elezioni non sono un fine. Nessuno, realisticamente, pensa di vincere o di potervi partecipare alla pari con i partiti istituzionali. Nessuno parla di voti, di rappresentanze, di slogan e promesse. La campagna elettorale è un mezzo per portare discorsi di sinistra nel dibattito pubblico, accendere interesse nelle persone disilluse verso la politica e far scattare un meccanismo di partecipazione, tessere relazioni su scala nazionale. Il percorso partito da Roma un paio di settimane fa (ma che in realtà covava almeno da due anni in incognito) è un percorso lungo e articolato, che si snoda ben al di là della semplice scadenza elettorale. Si prospettano anni di lavoro per riuscire a riedificare un soggetto politico che possa essere capace di interpretare i bisogni e i problemi reali, e che sia in grado di portare nel dibattito pubblico discorsi radicali. Siamo all’anno zero, tutto è da costruire.

Le elezioni e la lista elettorale vogliono inoltre essere un megafono per tutto quello che nel nostro paese si fa, ma che non trova modo di esprimersi ad un livello più alto; per le lotte vinte (che a ben vedere non sono così poche) e per tutte le vertenze e i problemi che l’opinione pubblica non conosce, assordata dalle ennesime manovre di coalizione a sinistra (vedi alla voce “Brancaccio”) e dal chiassoso teatrino dei media.  La territorialità si pone come il centro dell’organizzazione. La rete è costruita a partire dai suoi nodi; il suo programma e la sua identità, dovrebbero nascere dalle assemblee territoriali perché solo chi lavora sul territorio ne conosce veramente esigenze e problemi. È stato reso pubblico l’abbozzo di un programma (http://jesopazzo.org/index.php/blog/553-potere-al-popolo-proposta-programma) che nella sua semplicità mostra la natura in fieri dell’intero progetto: pochi punti fondamentali (diritto del lavoro, diritto all’abitare, tutela dell’ambiente, immigrazione…) ad aprire spazi di discussione diversi da quelli occupati dalla politica istituzionale. Non una verità, non una proposta da accettare o rifiutare, ma qualcosa da costruire. È stata più volte ribadita la necessità di un piano nazionale entro cui organizzare le lotte che riesca però contemporaneamente a tutelare le differenze dei territori. Il progetto napoletano – dicono i militanti dell’Opg presenti all’assemblea – non può essere esportato, per come è stato pensato per Napoli, a Padova e nel Veneto. La posta della scommessa è chiara: strutturare delle risposte all’altezza del tempo in cui viviamo, a partire dalle domande particolari che emergono dai singoli territori; tutelare i nodi della rete senza distruggere la rete stessa; costruire il progetto nazionale a partire dalle somiglianze e dalle differenze che le varie realtà sollevano.

Le problematicità e le contraddizioni insite in questo progetto sono tante, accompagnate però dalla coscienza della loro inevitabilità, nelle condizioni presenti; le critiche già fatte, e quelle che arriveranno nei prossimi mesi, dicono sicuramente qualcosa di vero e del quale bisogna tenere di conto, ma quello che passa e vuole passare è una volontà sincera di agire e di sporcarsi le mani, di parlare in quelle zone e a quelle persone alle quali da anni la sinistra (sia di movimento che istituzionale) non rivolge più la parola; non preoccupati, per ora, di mantenere purezza ed estrema coerenza ideologica. Tanto è il bisogno di agire che addirittura le elezioni diventano uno strumento politico fondamentale.

L’assemblea padovana ha voluto proporre tutto questo alla sua platea, rilanciando a giovedì 7 dicembre un ritrovo operativo (in sede ancora da decidere) per l’inizio dei lavori.

(anche se a noi la parola popolo non piace tantissimo) Potere al popolo!

Appunti sul corteo antifascista del 17 luglio

È difficile dopo una settimana, e dopo il rumore che si è diffuso prendere una posizione. È difficile, soprattutto, contrastare la falsificante polarizzazione delle opinioni che sempre spinge verso uno o l’altro fronte, che determina chi sono i buoni e chi sono i cattivi, dov’è il bianco e dov’è il nero, senza possibilità di grigi, discussioni, complessità. Da un lato una fotografia: due ragazze circondate dalla celere, il rosso dei fumogeni, il braccio che impugna il manganello alzato a colpire. Dall’altro le serrande dei bar che si abbassano, la testuggine che avanza corazzata; le scene di guerriglia, ingiustificate agli occhi dell’opinione pubblica. La condanna inappellabile della violenza che cade puntuale. Noi e loro. I centri sociali e i cittadini. Visioni schematiche e manichee che nei giorni successivi sono state prodotte e riprodotte, incapaci di aderire alla realtà di quello che è successo.  La lettura che abbiamo dato lunedì sera mentre tornavamo a casa dal corteo non è cambiata, e nemmeno il senso vivo di amarezza e di rabbia che proviamo anche nei confronti dei nostri.  Il pensiero che anche questa, alla fine, l’abbiamo persa.

I fatti, o quello che più si avvicina, per chi non c’era: Forza nuova convoca una manifestazione nel centro di Padova contro Ius Soli per la sera del 17. Sfruttando paura, xenofobia e fomentando un’insopportabile guerra fra poveri, i fascisti cercano consensi. Il movimento padovano, nelle molte parti di cui è composto ma unito nel dire che «a Padova i fascisti non devono poter sfilare», convoca a sua volta una manifestazione. Al centro il diritto alla cittadinanza per i nati in Italia: un tema in merito al quale dovremmo stupirci del fatto che ne stiamo ancora discutendo. Qualche giorno prima, dalla questura si viene a sapere che «no, i militanti di Forza Nuova non faranno cortei, ma solo un presidio in Piazza Antenore», e noi di contro, solo un presidio in Piazza Insurrezione: concentramento ore 19 e 30, bandiere e striscioni. Verso le 21 scopriamo che un buon numero di militanti di Forza Nuova e un manipolo del Fronte Skin-Head (si parla di 150 persone, forse 200) si è messa in marcia verso Prato della Valle. Il nostro presidio diventa un corteo: «a Padova i fascisti non devono poter sfilare.», lo ripetiamo convinti. Attraversiamo il centro; la parte centrale di Piazza dei Signori è occupata da cittadini, studenti, turisti seduti a fare l’aperitivo. La polizia tenta di spezzare a metà il corteo ma riusciamo a ricomporci passando in mezzo ai tavolini dei bar ed entriamo in Piazza delle Erbe. La celere ci accerchia, ci separa da un lato da quelli che, un po’ scossi, continuano a fare l’aperitivo, dall’altro, sembra, dai fascisti. Qui la tensione si alza: la testa del corteo accende i fumogeni, tira fuori gli scudi e i caschi; la polizia prende tutta posizione di fronte a noi (dalla parte dove ci sono i fascisti). I nostri si avvicinano, la celere si avvicina, un passo e un passo fino al contatto. Dieci minuti di scontri, qualche scoppio, qualche bottiglia, manganellate, tre arresti.  La situazione si riequilibra. Dal microfono i vari oratori tentano di spiegare la necessità dell’azione, e ribadire che se i fascisti vogliono sfilare per Padova questo è quello che devono aspettarsi: loro, la polizia, la questura, il comune. A Padova l’antifascismo mena. Ce n’è torniamo – a dire il vero un po’ mogi, come fiacchi e in preda ad una sorta di nichilismo post-orgasmico – in Piazza Insurrezione. Pochi canti e passi trascinati. Un gruppo di ragazzi e ragazze di colore tenta di intonare un coro che inneggia alla cittadinanza per i nati in Italia. Ce n’eravamo un po’ dimenticati, dello Ius Soli. Leggi tutto “Appunti sul corteo antifascista del 17 luglio”

Sulla manifestazione antifascista di lunedì

Cosa è successo prima?

I fascisti di Forza Nuova una decina di giorni fa hanno chiamato un presidio per inserirsi nel dibattito nazionale sullo ius soli. Ci hanno visto giusto: come era evidente, l’iter legislativo rischiava già il congelamento. La mossa rientra nella strategia delle destre che, sia a livello nazionale che a livello locale, gareggiano per cavalcare l’onda della cosiddetta “emergenza immigrazione”. Per valutare il livello della tensione, non dimentichiamo che da mesi si susseguono roghi (per fortuna incruenti) nelle case destinate a ospitare i migranti. La richiesta è di una manifestazione: da Piazza Mazzini a Piazza Garibaldi.

Le nostre realtà della sinistra padovana si mobilitano, prima fra tutte il centro sociale Pedro, che insieme alla rete dei centri sociali del Nord Est chiama la piazza senza consultare nessuno. Viene convocato un presidio in piazza Insurrezione, luogo che potenzialmente si trova sul percorso della manifestazione fascista.

I ragazzi di Arising Africans, che da mesi lavorano sullo ius soli, si sentono scavalcati; dopo una serie di discussioni, si giunge al risultato di una piazza antifascista unitaria, nella quale viene riconosciuto il fattore numerico determinante dei centri sociali. Leggi tutto “Sulla manifestazione antifascista di lunedì”